sabato 22 settembre 2018

Scrivila, la guerra! nella stagione Teatro Ragazzi 2018/2019 del Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara


Martedì 25 settembre alle ore 17.30 nelle Sale del Ridotto del Teatro Comunale parteciperò alla presentazione della stagione 2018/2019 di "Teatro Ragazzi" organizzata dalla Fondazione Teatro Comunale “Claudio Abbado”Ferrara.
Tra gli spettacoli in cartellone, infatti, è previsto anche il mio Scrivila, la guerra!: per riflettere insieme su uno degli eventi più drammatici del secolo scorso, sulle inevitabili sofferenze che ogni guerra porta agli ultimi, sul potere salvifico della narrazione.




venerdì 21 settembre 2018

Ferrara Monumenti Aperti, II edizione 2018 - Le Parole della Bellezza: incontri-spettacolo per oltre 800 alunni al Teatro Boldini


Lunedì 24 settembre 2018 terrò per oltre 800 alunni, presso il Teatro Boldini di Ferrara, tre incontri-spettacolo per il progetto Le Parole della Bellezza nell'ambito delle iniziative di formazione alunni e insegnanti per la seconda edizione di Ferrara Monumenti Aperti.
Monumenti Aperti - con cui collaboro dal 2013 con l'ideazione e la conduzione dei progetti Le Parole della Bellezza e Lo Sguardo che Crea - è giunta ormai alla XXII edizione. Nata a Cagliari per stimolare la tutela e la valorizzazione dei beni culturali, la manifestazione ha raggiunto negli anni un’imponente partecipazione popolare divenendo una grande occasione di crescita civile e culturale, grazie all’impegno e all’entusiasmo degli studenti, dei volontari e delle associazioni che ne sono protagonisti.
Nelle giornate di sabato 13 e domenica 14 ottobre 2018, una selezione di 18 monumenti ferraresi saranno aperti e narrati da studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado, a conclusione di un percorso didattico che curerò insieme all'Associazione Ferrara Off, in collaborazione con il Comune di Ferrara, la Fondazione Ferrara Arte e Imago Mundi Onlus Associazione Culturale. I 18 monumenti che verranno “adottati” dalle classi proporranno un articolato percorso sul Novecento a Ferrara.
Questo il programma degli incontri-spettacolo di lunedì 24 settembre:


LUNEDÌ 24 SETTEMBRE ORE 9.30-10.45


SCUOLA CLASSE N. ALUNNI
1 Biagio Rossetti (primaria) 4B 22


5 B 23
3 Bombonati (primaria) 5 C 25


5A 24


4 A - 4 B - 4 C 75
4 Cosmé Tura - Villaggio Ina (primaria) 5A 16


5B 20
5 Fondo Reno (primaria) 4 19
6 Matteotti (primaria) 4A 18
7 Carmine della Sala (primaria) 4C 21
8 Porotto (primaria) 4 A 23


4 B 23
9 Alda Costa (primaria) 4A 19

TOT. 14 328

LUNEDÌ 24 SETTEMBRE ORE 11.00-12.15


SCUOLA CLASSE N. ALUNNI
1 Dante Alighieri (secondaria I grado) 3 F 28
2 San Bartolomeo (secondaria I grado) 3 C 22


2 C 18
3 San Vincenzo (secondaria I grado) 2 10


3 17
4 Cosmè Tura (secondaria I grado) 3 F 22
5 Filippo De Pisis (secondaria I grado) 2B 18
6 Tasso (secondaria I grado) 3B 24
7 Bonati-Perlasca (secondaria I grado) 2Y 23


2D 24
8 F. Mazza-Barco (secondaria I grado) 2G 20

TOT. 11 226

LUNEDÌ 24 SETTEMBRE ORE 14.45-16.00


SCUOLA CLASSE N. ALUNNI
1 Biagio Rossetti (primaria) 4A 25


4C 13


5 A 25
2 Alda Costa (primaria) 5 B 26


4B 20
3 Matteotti (primaria) 5 C 23


5B 20


4 B 22
4 Tumiati (primaria) 5 A 19


5 B 20


4 A 21


4 B 20

TOT. 12 254

giovedì 20 settembre 2018

Quante storie ragazzi! La forza vitale della narrazione: incontro-spettacolo a favore di Vola nel Cuore onlus

Sabato 22 settembre 2018, dalle ore 16.00, all'Aeroporto di Aguscello (FE), in via Prato delle Donne 19, si terrà l'evento Vola in Festa all'interno del quale terrò l'incontro-spettacolo Quante storie, ragazzi! La forza vitale della narrazione a favore di Vola nel Cuore onlus - Associazione socio-umanitaria a favore del bambino che dal 2004 cerca di regalare aiuto e serenità ai bambini ospedalizzati e in stato di bisogno, e che opera in particolare per la neuropsichiatria infantile.


mercoledì 19 settembre 2018

Un mio saggio sulle fiabe dal mondo per la Rete delle Geo Storie

Per la newsletter n. 15 - Umanità della Rete delle Geo Storie mi è stato chiesto un saggio sulle fiabe del mondo, dove troverete raccolti - più o meno con gli stessi contenuti - i 10 articoli Le fiabe che oltrepassano i confini che ho pubblicato su questo sito a partire da luglio scorso.


Abbiamo chiesto a uno dei più apprezzati autori italiani per bambini e ragazzi di spiegarci perché una forma narrativa tanto cara ai nostri alunni, la fiaba, sia la più diffusa al mondo; come mai questo genere letterario attraversi tutte le culture umane; quali siano gli elementi che accomunano le fiabe ad ogni latitudine, fin dalla notte dei tempi.
Luigi Dal Cin ci ha generosamente regalato un saggio frutto di un'esperienza di studio e di una consuetudine più che ventennale con le fiabe di tutto il mondo.




Più che nei contenuti meravigliosi, la forza della fiaba risiede nel suo intento profondo: a differenza della favola che ha un intento prettamente morale, il proposito davvero meraviglioso della fiaba è quello di annunciare che una vita piena è alla portata di ciascuno nonostante le avversità e le condizioni iniziali sfavorevoli, a patto che si affrontino quelle rischiose lotte senza le quali non si può raggiungere la propria vera identità.
“Perché ci racconti fiabe che finiscono bene?”.
Perché l’intento profondo delle fiabe è proprio quello di dare speranza.
In ogni fiaba troviamo così l’essenza dell’umanità.
Le fiabe camminano.
Le fiabe oltrepassano le frontiere, e non le puoi fermare al confine.
Le fiabe vivono.
Le fiabe, inevitabilmente, ci contaminano delle vite degli altri.


martedì 18 settembre 2018

Già 22 iscritti: ultimi posti disponibili al corso di tecniche di invenzione e scrittura alla libreria Testaperaria, Ferrara


Per chi volesse, c'è ancora qualche posto disponibile al corso di tecniche di invenzione e di scrittura organizzato dalla libreria Testaperaria di Ferrara:



Gli strumenti dello scrittore
Corso di tecniche di invenzione e di scrittura
di Luigi Dal Cin

Descrizione del corso: scrivere un efficace testo per ragazzi richiede conoscenze tecniche specifiche. Ad esempio: come produrre un testo narrativo che sia affascinante? Da dove iniziare? Come si inventa una storia? Cos’è l’ispirazione? Come si vince la paura del foglio bianco? Come costruire una trama avvincente? Come va scelto il narratore? Come si caratterizzano i personaggi? Come dev’essere una descrizione per non annoiare? Come si costruisce un buon dialogo? In questo corso saranno analizzati i processi e gli elementi fondamentali che sorreggono la scrittura di tutti i testi narrativi e, in particolare, di quelli rivolti a giovani lettori, per condurre i partecipanti ad una maggiore consapevolezza sulle modalità e sulle scelte che si possono adottare e proporre. Con un’ottica operativa che consenta di applicare quanto appreso anche in un’attività didattica.

I contenuti:
- La letteratura per ragazzi: caratteristiche ed elementi particolari, precisazioni.
- Lo scrittore i suoi possibili punti di vista.
- Il lettore.
- Un lettore particolare: il lettore bambino.
- La scrittura: espressione e comunicazione.
- L’invenzione narrativa: l’ispirazione.
- L’invenzione narrativa: il metodo.
- Le fasi dell’invenzione narrativa: ispirazione, proliferazione, selezione, conservazione, reincrocio.
- La trama e il suo movimento.
- La trama: l’informazione e l’incertezza.
- La trama: la ripetizione e la variazione.
- La trama: la prevedibilità e l’imprevedibilità.
- La ‘misdirection’.
- Le regole del ‘colpo di scena’.
- Tecniche dell’invenzione fantastica.
- La ‘sospensione temporanea dell’incredulità’.
- La comunicazione narrativa.
- L’autore implicito.
- Il lettore implicito.
- La scelta del narratore.
- Narrare in prima persona.
- Narrare in terza persona.
- Il narratore onniscente.
- La descrizione è da saltare? Efficacia nella descrizione.
- Modelli descrittivi nella letteratura dal 1800 ai giorni nostri.
- I personaggi.
- Le caratterizzazioni dei personaggi.
- Le tipologie discorsive.
- Le forme libere.
- I dialoghi.
- Le voci dei personaggi.
- I movimenti nel dialogo.
- La fiaba.

giovedì 13 settembre 2018

No, la zuppa no! recensione su Scaffale Basso


Un'appassionata recensione di No, la zuppa no! a cura di Rossana Sisti su Scaffale Basso di Avvenire.

[...] La scena incresciosa si ripete tutte le settimane: ogni venerdì, cascasse il mondo, la mamma di Peter prepara una zuppa. Per lei è un piatto salutare e necessario ma il bambino non ne vuole sapere. Quei pezzi di cavolo che galleggiano nel brodo prima di andare a fondo sono per lui uno spettacolo disgustoso. Morale, la zuppa resta nel piatto un bel po’ di tempo prima che l’imposizione di mamma ottenga il suo effetto. Peter non demorde: ogni venerdì cerca di rifiutarsi davanti alla zuppa. Il fatto è che neppure sua madre si arrende. E tra i due si apre una schermaglia senza fine. Un giorno al colmo dell’esasperazione la mamma mette in atto una minaccia terribile. Chiamerà l’orco, lui sì mostro terribile riuscirà a convince il bambino. E la cosa funziona: la mamma minaccia, Peter supplica e dopo un po’ mangia la zuppa. I bambini sanno essere capricciosi ma a volte gli adulti sanno essere davvero crudeli. Insistentemente crudeli. [continua la lettura QUI].

mercoledì 12 settembre 2018

A Ritmo d'Incanto: la lingua e la musica brasiliana


La Regione pubblica un articolo di Samantha Dresti per raccontare la nascita della Bossa Nova di Antonio Carlos Jobim, Vinicius de Moraes e João Gilberto e il suo impatto rivoluzionario.

Innamorato della musica brasiliana, noto che all'articolo seguono Sette Sguardi sul Brasile in cui, per conoscere le fiabe e le leggende di quella terra, viene consigliato A Ritmo d'Incanto e in cui il ritmo che ho utilizzato nella scrittura di quel libro viene accostato al ritmo della lingua brasiliana e di quella straordinaria musica che sento così vicina...

[...] A ritmo d'Incanto di Luigi Dal Cin: le storie più antiche del grande paese sudamericano con il ritmo suadente di una lingua parlata dolce, musicale che diventa anche modo di «sentire» la vita. [continua la lettura QUI]

martedì 11 settembre 2018

Corso-laboratorio di tecniche di scrittura: Dialoghi, pensieri, descrizioni, con Roald Dahl tra le righe. A Sarmede (TV) ancora qualche posto disponibile.

Per chi volesse, c'è ancora qualche posto libero al corso-laboratorio di tecniche di scrittura che terrò a Sarmede (TV) nel prossimo fine settimana:


Sabato 15 e domenica 16 settembre 2018, dalle ore 9:30 alle ore 18:30, terrò a Sarmede (TV) presso la Casa della Fantasia il corso-laboratorio di tecniche di scrittura Dialoghi, pensieri, descrizioni, con Roald Dahl tra le righe.

Scrivere un efficace testo per ragazzi o insegnare a scrivere in modo efficace ai propri alunni richiede conoscenze tecniche specifiche. Ad esempio: in quanti modi posso descrivere lo stesso ambiente? Come posso caratterizzare un personaggio? Come rendere i suoi pensieri? Come costruire un buon dialogo che sia davvero efficace? Con lo sguardo rivolto a un grande scrittore per ragazzi che sarà nostro compagno di viaggio - Roald Dahl – in questo corso saranno analizzati, con modalità laboratoriali, i processi e le tecniche fondamentali che sorreggono la descrizione e i dialoghi di tutti i testi narrativi e, in particolare, di quelli rivolti a giovani lettori, per condurre i partecipanti ad una maggiore consapevolezza sulle modalità e sulle scelte che si possono adottare e proporre. Con un’ottica operativa che consenta di applicare quanto appreso anche in un’attività didattica.

I contenuti:
La descrizione è da saltare? Efficacia nella descrizione.
La ‘sospensione temporanea dell’incredulità’.
Come posso descrivere? Modelli letterari di descrizione dal romanticismo ai giorni nostri.
I personaggi.
La caratterizzazione dei personaggi.
Le tipologie discorsive.
Discorso diretto e discorso indiretto.
Le forme libere.
I pensieri dei personaggi.
Come rendere i pensieri dei personaggi? Modelli letterari dal romanticismo ai giorni nostri.
Il dialogo.
La voce del personaggio.
I movimenti nel dialogo.
L’editing di un testo narrativo.
Laboratori.

Per informazioni: Fondazione StepanZavrel

lunedì 10 settembre 2018

Le fiabe che oltrepassano i confini # 10 - Shahrazàd racconta

10. Shahrazàd racconta

E alla fine di questo lungo viaggio in giro per il mondo cosa possiamo dire?
Credo possiamo affermare che, di fronte alle fiabe, qualsiasi sia il nostro paese, la nostra storia e la nostra cultura d'origine: siamo tutti accomunati dagli stessi sentimenti, sogni, desideri, paure, perché le fiabe sanno raccontare ciò che è fondamentale e immutabile nell'animo umano.
E credo possiamo affermare che, nella nostra cultura occidentale, l’incontro tra la modernità massmediatica e il racconto fiabesco sembra aver messo in crisi quest’ultimo: in confronto a culture di altre zone del mondo è come se ci fossimo da tempo privati di una facoltà che sembrava inalienabile: la capacità di scambiare esperienze.

Ridare valore alla narrazione fiabesca significa invece tornare alla ricostruzione paziente di una coscienza storica collettiva, alla comunicazione interpersonale di esperienze significative anche tra generazioni differenti, all’ascolto dell’altro, per promuovere una vera dignità narrante, slegando dal produttivismo economico il valore delle persone e delle esperienze, avvicinando così identità diverse.

“Perché ci racconti fiabe che finiscono bene? Quando nel mondo reale le cose spesso finiscono male?”.

Allora cito ai bambini un personaggio che sa evidenziare benissimo da sé la forza della narrazione: è Shahrazàd, un personaggio delle Mille e una notte.
All’inizio della sua vicenda c’è un re, Shahriyàr, straziato dal tradimento della moglie. Sconvolto dal dolore e dal desiderio di vendetta ordina che ogni sera gli venga portata nuova una fanciulla che poi, di notte, immancabilmente, uccide.
Il popolo inorridito comincia a fuggire.
Chi resta è Shahrazàd, la figlia del visir: si dice abbia letto più di mille libri nella biblioteca del padre.
Si offre al re Shahriyàr per salvare la vita delle altre ragazze.
Il re accetta, ma poi viene la notte e, anche per lei, il momento di essere uccisa.
Shahrazàd allora chiede al re di potergli prima raccontare una storia.
Il re, incuriosito, accetta.
Shahrazàd racconta, e racconta, e intanto arriva l’alba. E di giorno il re si deve occupare delle faccende del regno: “Per ora ti faccio salva la vita – le dice – perché voglio sapere come finisce la tua storia, poi la prossima notte ti ucciderò”.
Ma ogni notte Shahrazàd inizierà una nuova storia e, prima che sia terminata, ogni volta sopraggiungerà il mattino e dovrà interromperla.
E ogni volta il re giurerà di farle salva la vita finché non avrà ascoltato il resto del racconto.
Penso se lo sia chiesto anche Shahrazàd: “Che senso ha raccontare una storia di fronte a questo re che mi vuole uccidere, di fronte a tutto questo male?”.
Ma poi Shahrazàd si fa forza, e comincia a raccontare: le storie che Shahrazàd narra in quelle milleuno notti buie, salvano non solo la sua vita, ma quella di tutto il popolo.
Salvano il futuro dell’intero regno.
Salvano anche lo stesso re che alla fine si pentirà della propria vendetta omicida, annullerà la condanna a morte fin lì tenuta sospesa, s’innamorerà di Shahrazàd e saprà di nuovo gioire della vita.
Le fiabe narrate da Shahrazàd sospendono, così, la condanna a morte.
Ma io credo che tutte le narrazioni sospendano la nostra condanna a morte.
Quelle fiabe sospendono il tempo.
Ma io credo che tutte le narrazioni, il tempo lo sospendano, anzi, credo che facciano scorrere dentro di noi il tempo di tutti gli uomini che hanno gioito e sofferto come noi.
Le storie narrate fanno così vivere in noi il tempo dell’intera umanità.
E credo sia per questo che l'incipit delle Mille e una notte recita così: ‘Queste fiabe vi vengono raccontate perché la storia delle genti passate serva da esempio alle generazioni future’.

Shahrazàd e il re
di Luigi Dal Cin

Dentro una notte di nero senza stelle
dentro un deserto, da solo in un palazzo
c’era un re triste che aveva gli occhi spenti,
c’era un dolore che lo aveva reso pazzo.

Così ogni sera sposava una ragazza,
così ordinava di portargli le più belle,
ma poi di notte, ogni volta, le uccideva
dentro le notti di quel nero senza stelle.

Di notte in notte, la notte era più buia
dentro a quel buio non filtrava più alcun raggio
finché la figlia del visir si fece forte:
il re e la notte affrontò col suo coraggio.

Dentro una notte di nero senza stelle
c’è una ragazza che comincia a raccontare
la notte passa, il re la ascolta affascinato:
c’era la notte, ma ecco il sole che compare.

La luce entra finalmente nel palazzo
che non è ancora terminata quella storia:
“Io non ti uccido se finisci questa notte,
e quel finale, che non so, tieni a memoria”.

Ma ogni notte Shahrazàd ha nuove storie
che mille e una ne conosce, e tutte belle,
così la morte soffia via come una nube
e resta terso il luccichio di mille stelle.

venerdì 7 settembre 2018

Furto del mio telefono cellulare: avviso a chiunque stia cercando di contattarmi



Lunedì 3 settembre ho subito il furto del mio telefono cellulare: da quel momento non mi è stato più possibile rispondere al telefono, vedere le telefonate ricevute, leggere i messaggi.
Spero di poter presto ripristinare il mio vecchio numero.
Nel frattempo chi lo desidera può contattarmi via email all'indirizzo info@luigidalcin.it
Grazie!

lunedì 3 settembre 2018

Le fiabe che oltrepassano i confini # 9 - I sogni del Serpente Piumato: fiabe e leggende dal Messico

9. I sogni del Serpente Piumato: fiabe e leggende dal Messico1

Tanto tempo fa, una piuma verde brillante cadde dal cielo e si posò sul grembo della dea della Terra che così partorì un figlio cui fu dato il nome di Quetzalcoatl, il Serpente Piumato.
Il suo nome infatti derivava da ‘quetzal’, lo spettacolare uccello dalla lunga coda, rosso sul petto ma per il resto verde brillante con riflessi blu, e da ‘coatl’ che significa serpente.
E proprio come diceva il suo nome, Quetzalcoatl univa in sé le qualità forti della terra e quelle leggere del cielo, ciò che striscia come il serpente e ciò che vola come il quetzal.
Quetzalcoatl si fece crescere la barba e si dimostrò così curioso che in breve arrivò a conoscere ogni segreto, e divenne simile agli dei. Trascorreva le sue giornate, in meditazione, nelle quattro case che si era costruito lungo le quattro direzioni del mondo: una fatta di pietre preziose verdi, una rivestita di conchiglie bianche, la terza di conchiglie rosse, e l’ultima coperta di meravigliose piume di quetzal.2

Incuneato tra due mari, il Messico è una singolare tessitura di elementi multiformi: oceani e penisole, paludi e vulcani, monti e laghi, distese desertiche e grandi città, fitte foreste e fertili valli. Abitate già 20.000 anni fa, queste terre diedero vita a splendide civiltà. Poi arrivarono i conquistadores di Cortés e, con loro, la distruzione.
Quando nell’agosto del 1519 giunse all’orecchio dell’imperatore mexicas Motecuhzoma la notizia dell’arrivo dal mare di misteriosi uomini bianchi barbuti che sapevano cavalcare animali come ‘grandi cervi’, pensò subito si trattasse del profetizzato ritorno di Quetzalcoatl, il Serpente Piumato, perché otto erano stati i presagi che l’avevano annunciato.
I popoli del Messico avevano allora già costruito grandi città governate con sistemi amministrativi complessi, facevano uso di raffinati metodi di scrittura, avevano prodotto altissime forme di poesia, musica, danza, architettura, scultura, arte in generale, conoscevano il cielo e i suoi segreti, e li rivelavano nella compilazione di articolati calendari. Ma ciò che attirò i primi europei non fu la loro straordinaria cultura.
Fu semplicemente il loro oro.
Nel 1521 la capitale mexicas Tenochtitlán (situata dove oggi sorge Città del Messico) che contava allora 300.000 abitanti, fu conquistata e saccheggiata: ‘Ci apparve – racconta Bernal Díaz del Castillo, il principale cronista spagnolo della conquista del Messico – come quelle fiabe incantate che si raccontano [...]; delle sue torri, delle sue immense piramidi, degli edifici nell’acqua in muratura, alcuni dei nostri soldati dissero che ciò che avevano visto era certamente un sogno’3. Un sogno di straordinaria bellezza dissolto nell’incubo. Fu un’alba di sangue e di saccheggi, in cui solo una minima parte di quei preziosissimi tesori fu conservata o descritta per i posteri.
Eppure, l’anno prima, il grande artista Albrecht Dürer, esaminando le opere mexicas inviate da Cortés a re Carlo V, aveva esclamato: ‘In vita mia non ho mai visto niente che mi abbia rallegrato tanto il cuore quanto questi oggetti: vi ho visto infatti meravigliose opere d’arte e mi sono stupito dell’acuto ingegno degli uomini di quelle terre straniere’.
È immediato per noi condannare la massiccia distruzione delle opere d’arte avvenuta ai tempi della conquista spagnola, ma l’annientamento delle conoscenze, della scrittura, delle tradizioni, delle credenze locali seguito ai massacri, alle malattie, alla schiavitù produsse una perdita culturale ancora più profonda.
Eppure quella cultura non è morta, afferma con orgoglio un qualsiasi messicano, perché la conquista spagnola non ha saputo strapparne le radici, e così la mitologia, le leggende, le fiabe continuano ancora a sopravvivere nella tradizione orale dei discendenti dei Mexicas, dei Maya e degli altri popoli nativi del Messico.
Esistono, in realtà, anche fonti scritte: i popoli nativi sapevano scrivere e documentarono la propria cultura con vari mezzi: i manoscritti, i vasi dipinti, le incisioni su legno e su pietra. E ugualmente importanti sono le immagini che li accompagnano (le antiche illustrazioni!). Purtroppo, dei manoscritti preispanici – i cosiddetti codici – ne sono sopravvissuti solo diciotto. Ma per fortuna esistono il Popol Vuh (o ‘Libro del Consiglio’) e gli scritti degli ordini religiosi che, spesso – a differenza dei conquistadores – invece di denigrare la cultura nativa, la ammiravano per le mete elevate che aveva raggiunto: grazie a Bernardino de Sahagún, a Bartolomé de las Casas e agli altri cronisti del XVI secolo si ha così un’eccellente documentazione sui miti accompagnata, anche, da elogi alla raffinatezza culturale delle civiltà preispaniche.
Il Popol Vuh, invece, ha un’origine differente. È stato scritto da un anonimo copista maya qualche decennio dopo l’arrivo degli spagnoli per conservare nella sua lingua le tradizioni del suo popolo, e rappresenta ad oggi il testo più significativo e più alto della produzione letteraria preispanica dell’intero continente americano. Vi si trova espressa, con un potente linguaggio lirico, un’appassionata riflessione sul significato dell’esistenza umana: nelle sue tre sezioni sono riportate le narrazioni sull’origine del cosmo, le interpretazioni mitiche dello scontro tra forze negative e positive, le informazioni sull’organizzazione politica e sociale dello stato dei Maya.
È così che le esuberanti figure originarie di questi antichi popoli sono tutte ancora vive nei racconti della tradizione: elementi culturali multiformi di grande suggestione che si intrecciano – anch’essi, come gli aspetti molteplici del Messico – con le culture successive a noi più note.
È così che oggi, in alcune fiabe e leggende messicane, si mescolano le figure simboliche dei nativi con, ad esempio, le figure della religione cristiana – la Vergine Maria o qualche santo – associate a concetti propri dell’universo religioso indigeno: la Madre Terra, la fertilità, la pioggia, la rinascita, la morte, l’anima individuale4, ecc.
A tal proposito, la commistione delle narrazioni di origine preispanica con i santi cattolici o con avvenimenti storici anche recenti non è indice di una tradizione mitica decadente o addirittura morente: è invece la prova della vitalità di una straordinaria tradizione orale, in grado di adeguarsi ai cambiamenti di un mondo in continua evoluzione. Avvicinarsi a queste simboliche associazioni, allora, è come affacciarsi all’orlo di uno sconosciuto mondo fatto di figure, credenze, simboli e forme del passato che irresistibilmente spingono per affiorare, magari in una festa popolare o in un mercato, magari come oggetti di culto millenario su una bancarella moderna, seminascosti tra giocattoli di plastica e frutta esotica colorata.
Ma veniamo agli elementi fondamentali delle narrazioni native.
Nel 1524, meno di tre anni dalla conquista del Messico, un gruppo di saggi mexicas parlò con i primi missionari francescani. Le loro frasi sono riportate da Bernardino de Sahagún e rappresentano il primo scambio di idee tra due mondi sviluppatisi in modo indipendente per migliaia di anni: ‘Voi dite che non conosciamo il Signore della vicinanza e dell’unione, cui appartengono i cieli e la terra. Dite che i nostri dei non sono veri. Queste sono per noi parole nuove, che ci rattristano e ci turbano. I nostri antenati, vissuti prima di noi sulla terra, non erano abituati a parlarci così. Da loro abbiamo ereditato il nostro sistema di vita, che essi credevano vero; essi trattavano con riverenza e onoravano i nostri dei’5.
In realtà i punti in comune erano molto più profondi di quelli che in quel momento apparivano. Per i Mexicas, infatti, non si può parlare di una vera religione politeista: in ogni narrazione mitica è sempre presente un’entità spirituale spesso chiamata il ‘Datore della Vita’, che abita la parte più alta dei cieli e rappresenta il principio supremo di una realtà metafisica e spirituale che tutto regge e governa, il ‘Signore della vicinanza e dell’unione’, Ometeotl. Alla luce di questa unica divinità che tutto sovrintende, gli altri dei minori – che hanno dato luogo all’errata definizione di religione politeistica – appaiono più come principi simbolici che riflettono l’energia dei fenomeni naturali6: luce e buio, giorno e notte, vita e morte, fuoco e acqua, sole e luna, che, osservati nella natura considerata sacra, erano oggetto di culto, ma sempre derivanti dal Datore della Vita. Ometeotl è inoltre un dio duale, che incarna sia il principio creativo femminile che quello maschile, e genera quattro figli: Tezcatlipoca rosso, Tezcatlipoca nero, Quetzalcoatl, il Serpente Piumato, e Huitzilopochtli, il Colibrì del Sud, rappresentanti simbolicamente le energie primordiali che generano il cosmo, le direzioni dell’universo, gli elementi della natura, e sono legate al simbolismo dei colori (i colori delle quattro case del Serpente Piumato).
Quetzalcoatl e Tezcatlipoca nero svolgono un ruolo fondamentale nella mitologia mexicas della creazione: Quetzalcoatl è identificato con l’acqua, con la fertilità e, per estensione simbolica, con la vita, l’armonia, l’equilibrio. È il creatore della quinta umanità (la nostra) dopo essere sceso agli inferi. A seguito della caduta del cielo, con il diluvio, fu uno di quelli che lo risollevarono e lo sostennero. Abbandonò la sua terra e promise di tornare dall’oriente, simboleggiando in tal modo il percorso del sole. È l’eroe fondatore della cultura mexica: a lui sono infatti attribuite tutte le massime conoscenze raggiunte allora sia in campo filosofico che scientifico. Trasformato in divinità attraverso il mito, diventa il simbolo solare (dunque luminoso) della Conoscenza, profondo modello dell’Uomo archetipico. Unisce in sé simbolicamente la forza della terra (serpente) con le energie del cielo (Quetzal) e, quindi, il mondo materiale con il mondo spirituale. Rispecchia, in una parola, l’ideale di divinizzazione dell’uomo, l’uomo illuminato.
Tezcatlipoca rappresenta invece il conflitto: è un dio terribile, il cui nome significa ‘specchio fumante’ – alludendo al nero vetro di ossidiana derivante dalla lava quando solidifica in fretta a contatto con l’acqua – ma viene chiamato spesso anche ‘l’Avversario’ o ‘Colui di cui siamo schiavi’.
E poi ci sono tutte le altre divinità minori. Nella mitologia maya si tratta quasi sempre di esseri imperfetti, spesso molto generosi, ma a volte anche impacciati7, capricciosi, bisognosi delle preghiere e delle cure dell’uomo per sopravvivere, come spesso racconta il Popol Vuh: divinità minori specchio, quindi, dell’intera variegata umanità.
Gli dei minori partecipano alla creazione delle differenti specie animali, ciascuna con le proprie caratteristiche, assistendo spesso a recriminazioni da parte dell’animale insoddisfatto, con la necessità di trovare soluzioni di ripiego8, punizioni9, espedienti d’emergenza dai risultati inaspettati, anche per le divinità stesse che li hanno messi in atto10. Queste narrazioni mitiche, che si situano accanto al genere favolistico, sono frequenti in tutte le civiltà del mondo e mostrano, anche quando la scena del racconto appartiene tutta agli animali, come il protagonista rimanga sempre l’uomo. Agli animali vengono dati attributi umani: gli animali sono capaci di sentire, parlare, pensare come gli uomini. Ogni animale è antropomorfizzato e porta un nome proprio, conserva il proprio carattere naturale assumendo allo stesso tempo un preciso ruolo nella società animale che diviene specchio di quella umana. Le storie con protagonisti animali presentano così una duplice prospettiva: da una parte ci si propone di spiegare caratteristiche e abitudini dell’animale, dall’altra di spiegare i vizi dell’uomo attraverso i comportamenti animali, con lo scopo di fornire una lezione morale o di ironizzare su alcune abitudini tipicamente umane. Queste narrazioni, raccontando degli animali, trasmettono così una concezione della vita, parlano dei piccoli, degli oppressi, dicono l’ingiustizia, la prepotenza, il coraggio, l’amore, la generosità: perché il racconto che proviene da un’antica tradizione non si limita mai ad accumulare aneddoti più o meno curiosi.
E dopo la creazione del mondo e degli animali, il diluvio, la rigenerazione della nostra umanità: ecco il mito mexicas (ma tale narrazione è una costante anche di altri popoli nativi del Messico11) del Grande Pellegrinaggio alla ricerca della terra promessa, dove fondare una città dal grande futuro. Intorno a tale mito, certamente legato ad una realtà storica, nacquero molti altri episodi che narrano sia i vari aspetti della vita sociale e rituale dei Mexicas, sia il rapporto con gli altri popoli con cui essi vennero a contatto12.
Legata alla vita delle comunità native vi è poi una numerosa serie di leggende che narrano, con infinite varianti, della scoperta del mais, elemento indispensabile per la sopravvivenza di quei popoli13, oppure racconti di principi e principesse che sfuggono al protocollo di corte che impone loro matrimoni combinati, per cercare il vero amore lontano dai palazzi del potere.
Non mancano poi i racconti incentrati sulla figura del Nagual, lo sciamano14, capace di trasformarsi, attraverso pratiche legate all’estasi e al sogno, in un animale spesso altamente simbolico, come l’aquila o il giaguaro, e di poter viaggiare liberamente per poi riassumere le proprie sembianze.
E come i sogni degli dei creano quanto esiste15, così i sogni del Nagual definiscono l’esperienza del vero viaggio, quello dell’uscita da sé, quello che sempre deve compiere l’eroe di ogni fiaba.
Storie fantastiche che sembrano giungerci da una lontananza abissale, al di là di oceani di spazio e di tempo, eppure attualissime perché capaci di parlare ancora al nostro cuore.


1tratto da Luigi Dal Cin, I sogni del Serpente Piumato: le fiabe dal Messico, saggio introduttivo al volume catalogo ‘Le Immagini della Fantasia – 31a Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’Infanzia’, ottobre 2013
2tratto da ‘Il Serpente Piumato’, Luigi Dal Cin, I sogni del Serpente Piumato – Fiabe e leggende dal Messico, Franco Cosimo Panini Editore, 2013 e da Luigi Dal Cin, La Calaca Llora y la Serpiente Sueña – Cuentos y leyendas de México, SM de Ediciones, 2013
3Bernal Díaz del Castillo, Historia Verdadera de la Conquista de la Nueva España, 1632.
4si veda ad es. ‘Le farfalle’ in I sogni del Serpente Piumato... op. cit.
5Bernardino de Sahagún, Coloquios con los doce, 1524.
6si veda ‘Il sogno degli dei’ in I sogni del Serpente Piumato... op. cit.
7si veda ‘Il Sole innamorato della Luna’ in I sogni del Serpente Piumato... op. cit.
8si veda ‘Le piume del pipistrello’ in I sogni del Serpente Piumato... op. cit.
9si veda ‘Il giaguaro vanitoso’ in I sogni del Serpente Piumato... op. cit.
10si veda ‘Il volo delle idee’ in I sogni del Serpente Piumato... op. cit.
11si veda ‘L’Arciere del Sole’ in I sogni del Serpente Piumato... op. cit.
12si veda ‘I due pacchetti misteriosi’ in I sogni del Serpente Piumato... op. cit.
13si veda ‘Il picchio e il mais’ in I sogni del Serpente Piumato... op. cit.
14si veda ‘Il dono del cervo’ in I sogni del Serpente Piumato... op. cit.
15si veda ‘Il sogno degli dei’ in I sogni del Serpente Piumato... op. cit.

venerdì 31 agosto 2018

Narrare la Bellezza - seminario di formazione per i docenti di Mirto Crosia (CS)



Giovedì 11 settembre 2018, dalle ore 15:30 alle ore 18:30, nel centro storico di Rossano Calabro (CS) presso il Museo Diocesano - in cui è custodito il Codex Purpureus Rossanensis manoscritto onciale greco del VI secolo dichiarato Patrimonio dell'Umanità UNESCO - terrò un seminario di formazione per i docenti di Mirto Crosia (CS) dal titolo Narrare la Bellezza - Tecniche e spunti di invenzione narrativa e di scrittura per raccontare ai più giovani il patrimonio storico-artistico-culturale di un territorio organizzato da UCIIM sezione Mirto - Rossano in collaborazione con l'Associazione Rossano Purpurea e il Museo Diocesano. 

Seminario di Formazione

Narrare la Bellezza
Tecniche e spunti
di invenzione narrativa e di scrittura
per raccontare ai più giovani
il patrimonio storico-artistico-culturale di un territorio
di
Luigi Dal Cin

L’autore di libri per ragazzi Luigi Dal Cin propone un seminario di formazione per rafforzare un elemento a volte atipico per i percorsi d’arte, i monumenti e i musei ma ben frequentato da bambini e ragazzi, uno strumento potentissimo: la narrazione. Al pubblico dei giovani visitatori di un percorso d’arte o di un museo, infatti, interessano sì le informazioni storiche, artistiche, culturali, ma ancor di più l’avventura. Un'avventura raccontata con veri intrecci (un vero inizio, dei veri colpi di scena, un vero finale) e veri personaggi (non deboli personaggi guida, semplici funzioni pretesto utilizzate solo per trasferire informazioni): l’utilizzo di un’efficace e ben strutturata narrazione consente allora di trasmettere – con un coinvolgimento non solo intellettivo, ma anche emotivo – informazioni storiche, artistiche, culturali in modo davvero avvincente e poter creare, così, un'atmosfera nuova attorno a grandi tesori artistici troppo spesso percepiti, dal pubblico più giovane, troppo lontani.

mercoledì 29 agosto 2018

Le fiabe che oltrepassano i confini # 8 - Nel bosco della Baba Jaga: le fiabe dalla Russia

8. Nel bosco della Baba Jaga: le fiabe dalla Russia1

Sapete chi è che ci porta queste fiabe bagnate di lacrime, infuocate dal sole ardente, sferzate dal vento e dalla neve? È Ëksëkju, l’uccello con tre teste, il celeste uccello dagli occhi simili a stelle lontane e dal verso simile al rimbombo del tuono. Quello splendido uccello ha intrecciato il suo nido nel cielo infinito. Ëksëkju non teme né la tempesta, né i ghiacci, né la tormenta. Ma di tre grandi mali ha paura: la perdita della memoria, la mancanza di gratitudine, e l’indifferenza, tre tristi disgrazie di cui spesso soffrono gli uomini. E proprio quando per gli uomini i giorni si fanno duri e difficili, quando sugli animi si posa la nera polvere dell’indifferenza, quando nessuno vuol più vivere e lavorare, quando le danze e i canti vengono abbandonati e dimenticati, è proprio allora che Ëksëkju scende dal cielo, e porta una magica medicina contro i tre mali che uccidono l’anima. Ëksëkju arriva volando, si posa sulla roccia arrossata dal tramonto e racconta le antiche fiabe. E così l’antica parola risuona. Così gli animi di coloro che sono pronti ad ascoltare e a ricordare tornano a vivere. Ascoltate allora la fiaba.2

Gli sciamani jakuti della Russia siberiana narrano da millenni questa leggenda che fissa nel mito l’origine della fiaba, potente medicina celeste donata per combattere i tre grandi mali dell’umanità: la perdita della memoria storica, l’ingratitudine e l’indifferenza. Mali dell’anima da temere ancor più della tempesta, dei ghiacci, della tormenta: mali che impediscono all’uomo di essere felice. E proprio quando la luce del sole sembra fuggire, la fiaba risuona e restituisce la forza di vivere: il popolo jakuto ha compreso la potenza della narrazione fiabesca molto prima dei moderni studi che ormai ne riconoscono universalmente la necessità per la crescita delle coscienze, l’identità comunitaria, l’affinamento della sensibilità estetica e morale.
Da queste intense narrazioni degli sciamani di Siberia, ai preziosi volumi che raccolgono i racconti orali del folclore, la Russia, storico crocevia di genti, brilla per ricchezza di fiabe, così come splendono le cupole delle sue chiese. Nella Grande Madre Russia dalla grande storia, dai grandi territori estesi fino ai confini del mondo, dai grandi palazzi e dalle grandi città, dai grandi asceti e dai grandi condottieri, sono nate da sempre grandi narrazioni. Grandi narrazioni per grandi e per piccoli.
È però solo dalla seconda metà del diciottesimo secolo che comincia a svilupparsi in Russia un vero interesse per il patrimonio fiabesco nazionale. Per tutto il periodo medievale era la Chiesa a possedere il privilegio d’accesso ad una letteratura scritta, la narrazione popolare veniva invece tramandata oralmente. Anche perché utilizzare la scrittura per narrazioni profane contrastava con il sentimento religioso russo. Ad esempio, nel 1649, lo zar Aleksej Michajlovič Romanov decretava un ukaz, un decreto, nel quale veniva vietato di raccontare fiabe. E questo nonostante gli stessi zar ospitassero a corte dei narratori di professione. Si racconta, ad esempio, che Ivan il Terribile tenesse a corte tre vecchi ciechi che ogni sera gli raccontavano ciascuno una fiaba per conciliargli il sonno.
Gli sconvolgimenti sociali della Russia del secolo successivo portano ad eliminare gradualmente i confini tra l’ecclesiastico e il secolare, tra lingua scritta e orale: iniziano i primi tentativi di racconti secolari scritti, e poiché la sola forte tradizione narrativa era quella orale, ecco che la letteratura russa del diciassettesimo secolo vive una notevole influenza del folclore.
Con il Romanticismo, l’attenzione per la fiaba matura definitivamente e si inizia a coglierne il valore artistico – uno dei primi autori ad interessarsene fu Puškin – ma fino all’arrivo di Afanas’ev manca una vera e propria raccolta sistematica di autentiche fiabe russe.
Nato nel 1826 e morto nel 1871, Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev è stato uno dei più grandi raccoglitori di fiabe di tutti i tempi. Fin dalla gioventù percepisce il fascino della narrazione popolare russa finché, divenuto capace di sistematizzare questo suo interesse, compie un lavoro sterminato di raccolta, selezione e ricerca scientifica sul materiale del folclore. Tra il 1855 e il 1863 pubblica gli otto volumi delle Fiabe popolari russe che raccolgono un numero complessivo di oltre seicento fiabe corredate da note e varianti. Di tutto il materiale raccolto solo una minuscola parte – non più di una decina di testi – è frutto di una registrazione diretta dello stesso Afanas’ev, il resto è ricavato dall’ampia collezione degli archivi della Società Geografica Russa, da fiabe registrate da Vladimir Ivanovič Dal’, famoso per il suo vocabolario in quattro volumi e per la sua raccolta di proverbi popolari, da appunti di amici, da antichi libri...
‘È la prima edizione scientifica di autentiche fiabe popolari russe – scriverà un altro grande russo che dedicherà la sua vita alla fiaba: Vladimir Propp – che, per ricchezza, supera le edizioni analoghe dell’Europa Occidentale. Per la prima volta fu ampiamente riconosciuto l’alto valore artistico della fiaba popolare russa. Per le qualità scientifiche l’edizione di Afanas’ev supera di gran lunga quella dei fratelli Grimm. Afanas’ev, a differenza dei fratelli Grimm, non si concesse alcun rimaneggiamento, miglioramento, né alcuna rielaborazione letteraria. Inoltre egli inserì nella sua edizione le varianti, cosa che non fecero i fratelli Grimm’.
Riguardo alle tematiche, Afanas’ev definisce l’esistenza di tre fondamentale gruppi di fiabe russe, riconosciuti poi anche da Propp: le fiabe di animali, le fiabe di magia, le fiabe novellistiche.
A differenza della loro alta diffusione nel folclore occidentale, le fiabe di animali rappresentano una parte minima dell’intero corpus fiabistico russo, forse perché collegate ad una narrazione rivolta esclusivamente ad un pubblico infantile, al contrario delle altre fiabe diffuse anche tra gli adulti. Si tratta in generale di brevi narrazioni i cui protagonisti sono quasi sempre animali selvatici, e dove gli animali domestici appaiono raramente e in ruoli secondari. Questa particolarità suggerisce l’ipotesi che le fiabe russe di animali siano di origine molto antica, e siano state create in quello stadio di sviluppo della cultura umana in cui gli animali dei boschi rappresentavano forme primitive di sostentamento e avevano un ruolo fondamentale nella concezione del mondo e nell’attività artistica. Le trame molto semplici – anche questo avvalora la loro antica origine – si basano in genere sull’inganno di un animale furbo (ad esempio la volpe) ai danni di un altro più sciocco (ad esempio il lupo).
Le fiabe di magia rappresentano invece il patrimonio più nutrito e più affascinante del corpus fiabistico russo. Si tratta di racconti popolari di meraviglie, dove l’elemento fantastico e soprannaturale non è vissuto come straordinario, ma viene presentato come normale e abituale. Nella fiaba di magia la dimensione naturale e terrena s’intreccia continuamente con la dimensione soprannaturale e magica. È proprio su questa categoria di fiabe russe che Vladimir Jakovlevič Propp (1895 – 1970) decide di concentrare i propri studi. Nella sua fondamentale opera Morfologia della fiaba, Propp individua in un esteso corpus di racconti eterogenei alcune componenti fondamentali che si ripetono in modo uniforme e che identificano, per l’appunto, il gruppo delle fiabe di magia. Queste componenti sono definite da Propp ‘funzioni’ ovvero ‘quegli atti dei personaggi ben determinati dal punto di vista dell’importanza per il decorso dell’azione’. ‘È importante – scrive Propp – che cosa fanno i personaggi e non chi e come fa’. Da questa prospettiva le funzioni, in ogni fiaba di magia, sono straordinariamente poche – al massimo ne sono state trovate, da Propp, trentuno – e il loro avvicendamento è sempre lo stesso: dalle prime (I. Uno dei membri della famiglia si allontana dalla casa; II. All’eroe viene fatta una proibizione; III. La proibizione viene violata; IV. Il cattivo tenta di eseguire una investigazione...) alle ultime (XXVIII. Il falso eroe o il cattivo è smascherato; XXIX. L’eroe assume un nuovo aspetto; XXX. Il cattivo è punito; XXXI. L’eroe si sposa e viene proclamato re).
La grande omogeneità strutturale delle fiabe di magia e la ripetitività delle loro componenti fondamentali fanno supporre a Propp che molti elementi fiabeschi abbiano un’antichissima comune origine rituale, risalente alle cerimonie di iniziazione, probabilmente il fondamento più antico della fiaba, o al viaggio del defunto verso l’aldilà. Questo profondo substrato rituale identificato da Propp nelle fiabe russe di magia non è, d’altronde, una prerogativa tipica solo del folclore russo, ma è proprio del patrimonio fiabesco di ogni popolo: non ci si stupisca quindi di trovare una Cenerentola russa (Zoluška), una Bella e la Bestia (Zakoldovannyj carevič: il principe stregato) e molti altri temi comuni alle fiabe occidentali.
E sono proprio le fiabe di magia ad essere abitate dai personaggi più affascinanti e più famosi del folclore russo: potenti zar che abitano in maestosi palazzi, coraggiosi principi alla conquista di regni lontani con il cuore già conquistato da principesse talmente belle ‘da non potersi dire’, saggi vecchietti cui viene donato un figlio in tarda età, spiriti dispettosi, furbi contadini, fratellini orfani in balia del mondo, pope depositari del prezioso sapere dei libri, soldati stanchi di guerra, diavoli spaventosi e distruttivi, la volubile Baba Jaga nella sua casa nel bosco, e poi lupi generosi, orsi terribili e giocherelloni, corvi servizievoli, uccelli dalla bellezza mitica, il gran Dragone, Koščej l’Immortale… una maestosa varietà di figure che cantano lo stesso inno rassicurante alla vittoria del più debole. Perché sono proprio i più piccoli che, grazie alle proprie risorse interiori e all’aiuto riconoscente di un aiutante magico, superano prove ritenute impossibili e conquistano il cuore della loro innamorata, percorrendo passo passo proprio quei sentieri narrativi che Propp definisce con precisione nei propri studi.
Figure che, prima della vittoria finale sul male, devono percorrere strade che ben presto si rivelano lame a doppio taglio. La casa, l’isba, è sempre il luogo del rifugio sicuro all’inizio dell’avventura, ma nel bosco, sorretta da zampe di gallina che girano su sé stesse, può divenire la misteriosa abitazione della Baba Jaga; il bosco buio è sempre preludio sicuro alla luce e luogo in cui cogliere i segreti sussurri delle betulle, ma può anche nascondere insidie mostruose e, di nuovo, l’oscura casa della Baba Jaga. La stessa Baba Jaga è una figura fortemente ambivalente: a volte generosa e dispensatrice di doni, a volte terrificante minaccia di morte, rappresenta probabilmente la Madre Primordiale, esaltazione archetipica – direbbe Pinkola Estés – della forza selvaggia che sta nel profondo di ogni donna.
L’ultimo grande corpus del folclore russo è quello delle fiabe novellistiche. Non si tratta più di fiabe in cui l’elemento soprannaturale viene vissuto come abituale, bensì di racconti in cui il protagonista – come dice Propp – ‘sta sui gradini più bassi della scala sociale. Viene raffigurato senza alcuna idealizzazione. Nel suo aspetto non c’è nulla di bello, di marcatamente eroico; è una persona ordinaria. Contemporaneamente, però, incarna il coraggio, la decisione, l’ingegnosità, l’indistruttibile forza di spirito e la volontà di lotta e, a volte, ha un’astuzia straordinaria. Per questo vince sempre’.
Ancora più recente è poi la raccolta della tradizione orale dei popoli nel nord della Russia.
Anche in Siberia troviamo le tipiche fiabe di magia, ma qui l’elemento forse più caratterizzante è la potente figura dello sciamano. Lo sciamano è il detentore della tecnica dell’estasi, condizione che riesce a raggiungere con il canto, la danza, e il suono ipnotico del tamburo, accompagnato nell’impresa dal proprio spirito aiutante, in genere zoomorfo, che si manifesta con l’imitazione in fase estatica dei versi e delle movenze tipiche di quell’animale. A ben vedere la seduta sciamanica percorre le stesse fasi della narrazione fiabesca: l’eroe, in seguito ad una chiamata, parte dal suo mondo – ovvero esce da sé – ed entra in una dimensione atemporale – l’aldilà, o l’inconscio – supera quindi una serie di prove grazie alle proprie risorse più profonde e all’assistenza di un aiutante magico e, infine, ritorna, rafforzato spiritualmente. Lo sciamano e l’eroe della fiaba compiono in fondo lo stesso viaggio, che è poi quello della vita di ciascuno di noi. Lo sciamano delle fiabe della Siberia può diventare così l’eccezionale emblema di chi sperimenta sulla propria pelle la potenza salvifica di ogni narrazione.
E su tutto, nelle fiabe russe, la bellezza: nelle descrizioni dei palazzi, dei giardini, della natura, degli eroi, delle varie Vassilissa, Alënuška, Elena la Bella... la bellezza non è certo un valore solo delle fiabe russe, ma la storia della Russia è legata in modo misterioso alla bellezza. Basti ricordare che, nel famoso Racconto dei tempi passati redatta da monaci medievali, il principe Vladimir di Kiev, dovendo scegliere tra quattro fedi religiose, scelse la greco ortodossa perché i riti erano belli, i canti erano belli, e pareva di essere in paradiso; o basti ricordare come proprio la Russia sia la patria dell’icona la cui bellezza è tale che qualche opera verrà poi definita dalla tradizione popolare ‘acheropita’ ovvero ‘non realizzata da mano umana’. E così, con la loro capacità salvifica di sconfiggere i mali dell’umanità, di rassicurare sulla vittoria finale dei piccoli, di far crescere le coscienze, di affinare al gusto del bello, le fiabe che ancora oggi la Grande Madre Russia ci racconta ripetono instancabili la loro supplica, la loro speranza. Quella che, nell’Idiota, nutriva lo stesso Dostoevskij.
E cioè che ‘la bellezza salverà il mondo’.


1tratto da Luigi Dal Cin, Nel bosco della Baba Jaga: le fiabe dalla Russia, saggio introduttivo al volume catalogo ‘Le Immagini della Fantasia – 30a Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’Infanzia’, ottobre 2012

2 tratto da Luigi Dal Cin, Nel bosco della Baba Jaga – Fiabe dalla Russia, Franco Cosimo Panini Editore, 2012